A.C. 2605
Signor Presidente, colleghe e colleghi, il provvedimento in esame interviene su un punto specifico dell'intesa tra lo Stato italiano e la Chiesa evangelica valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi), recepita con la legge n. 409 del 1993, in attuazione dell'articolo 8 della Costituzione.
È un aggiornamento che riguarda il modo in cui possono essere utilizzate le risorse dell'8 per mille destinate alla Tavola valdese. Tocca un tema sensibile: il rapporto tra la libertà religiosa, la responsabilità pubblica e la solidarietà.
L'articolo 8 della Costituzione ha introdotto nel nostro ordinamento il metodo della bilateralità. I rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose diverse da quella cattolica sono regolati per legge sulla base di intese. È una scelta che esprime la laicità della Repubblica, intesa come imparzialità, rispetto e riconoscimento dell'autonomia delle diverse confessioni. In questo quadro, le intese non sono concessioni, ma strumenti di garanzia reciproca.
Quando parliamo della Chiesa evangelica valdese, parliamo di una comunità che affonda le sue radici nel XII secolo, nella predicazione di Pietro Valdo, e che ha conosciuto nei secoli persecuzioni, espulsioni e marginalità. Le Pasque piemontesi del 1655, termine con cui si definiscono le persecuzioni subite, le restrizioni nelle valli alpine, la lunga attesa del riconoscimento dei diritti civili, fino al 17 febbraio 1848, sono pagine che hanno inciso profondamente nella coscienza di quella comunità. Una minoranza che ha imparato sulla propria pelle il valore della libertà e della dignità.
Una comunità, quella valdese, che scelse di stare dalla parte giusta della storia, quella della lotta al nazifascismo. Una comunità, quella valdese, che contribuì, ancora una volta con il proprio sangue, alla lotta partigiana. Pochi giorni fa, la sera del 16 febbraio, nei villaggi e nelle borgate delle Valli Valdesi si è celebrata la Notte dei fuochi, in ricordo della firma delle Lettere patenti con le quali il re Carlo Alberto concedeva, per la prima volta nella storia del Piemonte, i diritti civili alle minoranze valdesi e, qualche giorno dopo, anche alla minoranza ebraica.
Celebrare oggi quell'evento non vuol dire solo ricordare un momento del passato, ma soprattutto essere consapevoli che la libertà di coscienza è una delle libertà fondamentali di uno Stato democratico, come del resto viene affermato nella Carta costituzionale. Libertà e fratellanza sono insiti nell'accensione dei falò, il fuoco della libertà, simbolo gioioso di comunione e dialogo tra i popoli, culture e fedi diverse. È una festa che, da sempre, non ha un carattere religioso, ma civile. Intorno ai falò si raduna tutta la popolazione, al di là delle differenze politiche, culturali, religiose, per una grande festa popolare.
Mi piace ricordare allora, proprio oggi, due figure centrali della spiritualità medievale: Valdo di Lione e Francesco d'Assisi. Erano contemporanei e simmetricamente radicali. Questi giorni di ostensione delle spoglie del santo di Assisi, nell'ambito dell'ottavo centenario della sua morte, ci offrono un'occasione di confronto ecumenico e culturale per riscoprire l'attualità del loro messaggio e del loro impegno radicale, che, attraverso la scelta della povertà, evocava giustizia e fraternità.
Valdo di Lione morì 20 anni prima di San Francesco. Morì da scomunicato e considerato eretico dalla Chiesa cattolica. La storia valdese avrebbe potuto trasformarsi in chiusura identitaria, ma ha scelto di non farlo; al contrario, ha generato un'etica della responsabilità pubblica. Oggi la Chiesa evangelica valdese è riconosciuta ben oltre il perimetro confessionale per lo straordinario impegno nel sociale, nell'accoglienza dei migranti, nella complicata operazione coraggiosa dei corridoi umanitari in collaborazione con la Comunità di Sant'Egidio, a dimostrazione di uno straordinario dialogo ecumenico proprio sui temi dell'accoglienza, nel sostegno alle persone con disabilità, nei centri antiviolenza, negli istituti penitenziari, nei progetti educativi nelle periferie, nella cooperazione internazionale, nella tutela dei diritti umani.
La persecuzione, in questo caso, ha insegnato il valore della libertà religiosa. La marginalità provata sulla propria pelle ha alimentato un'attenzione concreta verso chi resta ai margini. Non si tratta di assistenzialismo, ma di visione, cioè di mettere risorse e competenze al servizio di chi non ha voce. Le case della salute o quelle di riposo, gli istituti storici, come il Collegio Valdese, o quelli capaci di leggere la contemporaneità, come il Liceo di Torre Pellice, le opere diffuse sul territorio raccontano di un protestantesimo italiano che trasforma la fede in azione e fa della trasparenza un metodo.
L'esperienza valdese ricorda che si può essere minoranza senza essere minoritari, che si può custodire una memoria di sofferenza trasformandola in energia civile e collante sociale. È importante, infatti, ricordare che la Tavola valdese ha scelto, fin dall'introduzione dell'8 per mille, di destinare integralmente quelle risorse a interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero, rinunciando a utilizzarle per il culto o per il sostentamento del clero. Una scelta che rappresenta un esempio di coerenza e di trasparenza.
La modifica che oggi approviamo nasce da una richiesta della Tavola valdese e amplia la possibilità di destinare tali risorse anche attraverso organismi senza fini di lucro, oltre agli enti interni all'ordinamento valdese e agli organismi associativi ed ecumenici e agli enti del Terzo settore. È bene ribadirlo: non cambia la finalità delle risorse, non si introduce alcuna deroga rispetto al principio che ne vincola l'utilizzo a finalità solidali. Ciò che cambia è la platea dei soggetti attraverso cui questi interventi possono essere realizzati.
La locuzione “organismi senza fini di lucro” è più ampia rispetto alla categoria degli enti del Terzo settore e consente una maggiore flessibilità operativa, nel rispetto rigoroso della destinazione delle somme e nella totale trasparenza. In un contesto segnato da nuove fragilità sociali, da emergenze umanitarie, da crescenti bisogni educativi e culturali, ampliare gli strumenti attraverso cui rendere effettivi interventi di solidarietà significa rafforzare la capacità di risposta senza alterare l'equilibrio costituzionale.
Una Repubblica è tanto più forte quanto più sa riconoscere e valorizzare le energie che nascono dalle sue pluralità. In tempi in cui il confronto pubblico si irrigidisce e si polarizza, riaffermare la laicità come cooperazione e non come contrapposizione è un messaggio politico e culturale che merita di essere pronunciato con chiarezza.
Per queste ragioni e con un grande grazie per ciò che la Chiesa evangelica valdese fa per la tenuta sociale di questo Paese, il gruppo del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista esprimerà senza alcun dubbio il suo voto favorevole.